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Arte Eloquente di Nyima Dhondup e Livia Liverani

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Bruno Florio e il Materialismo Sensibile

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Bruno Florio e il Materialismo Sensibile.

L’arte è un gioco; la realtà è divertirsi a ricreare le situazioni e le sensazioni che più sentiamo vicine al nostro “io”, l’arte è lo specchio dell’anima attraverso il quale si legge l’essenza dell’essere umano. Un gioco per capire e riflettere perché accadono certe cose, le cose più belle, le più brutte della nostra vita, le nostre paure, le nostre convinzioni, i nostri sogni…”

Artista venezuelano con una grande carica espressiva, Bruno Florio si trasferisce nel 1975 a Livorno, negli ultimi sette anni si immerge in una nuova realtà: la pittura plastica astratta.

Studiando, riflettendo e sperimentando, mette in discussione le sue certezze e tutto ciò che aveva appreso fino a quel momento.

Da una prima fase impostata su una pittura tradizionale, rievocativa della scuola macchiaiola, espressa in paesaggi del vissuto quotidiano e nature morte, Florio esprime man mano dentro di sé il bisogno di trasformazione dell’opera d’arte, un bisogno che sfocia nell’utilizzo di materie prime povere: i tessuti.

A partire da questo momento, si arriva a una grande evoluzione nella pittura dell’artista, che permette di coinvolgere, con questa tecnica, lo spettatore sul piano dei sensi, dando vita a un nuovo linguaggio pittorico.

Si attiva così un modo sensibile di leggere l’opera d’arte, nasce uno spazio estetico che porta alle origini delle facoltà percettive recuperando il valore primario dei materiali, vissuti nel rapporto diretto con la vita quotidiana, percepiti nella loro forma originaria, fuori dall’uso e dal significato assunto dalla società tradizionale e del consumismo.

Bruno concepisce la pittura come un rapporto tra spazio, materia e colore, attraverso il movimento che impartisce ai tessuti e l’uso dei colori, sapientemente sfumati, le sue opere sembrano chiedere all’osservatore un rapporto tattile e dinamico con la realtà, evidenziato dai contrasti di pieni e vuoti, di luci e ombre, che mostrano la materia in primo piano. Florio crea così, bassorielievi plastici astratti, permettendoci di decifrare, attraverso la sua tecnica, la sua interiorità.

Servendosi di materie semplici, come tessuti, sabbia, colla e tempera, Bruno realizza una pittura plastica, di grande impatto emotivo, dando vita a temi introspettivi come quello del “Sogno del Volo”. Queste opere neoinformali affascinano l’osservatore incuriosito che si avvicina al quadro perdendo il proprio sguardo nei singoli movimenti delle pieghe delle stoffe.

Nel “Volo”, la materia parla da sola; attraverso un esperta manualità e un avvolgente movimento dinamico, osserviamo minuziosamente il bassorilievo astratto, per arrivare a soffermare lo sguardo nel punto focale: la perla vitrea; essa genera movimento all’intera opera e comunica significati reconditi del sogno dell’artista; infine l’occhio si abbandona nel colore, nell’azzurro dei cieli e nei rosa dei tramonti, rievocativi dei nostri sogni.

L’artista venezuelano governa la materia e l’immagine mantenendo sempre un alto livello formale riscontrabile in opere che riecheggiano i grandi capolavori del rinascimento italiano.

Leonardo e Michelangelo sono stati reintrepretati dal pittore in una forma del tutto nuova e originale; come enigmatica era la grande creazione della “Gioconda” del maestro di Vinci, mito per ogni pittore e artista di qualsiasi tempo e generazione, in Florio, essa, viene rivisitata in una realtà completamente diversa.

Il velo misterioso che si cela nell’ intepretazione di Bruno, è creato dalle singole pieghe della stoffa che si muovono contro un fondo unito e sfumato rendendo la rotazione della mitica figura della”Gioconda”attraverso lievi trapassi di piani, dalla luce all’ombra; questo movimento generato dai tessuti, coglie alla perfezione la mobilità e comunica mediante essa i significati più interpersonali: l’uomo non è mai completamente immobile perché vive e, poiché respira, poiché il sangue pulsa, egli stesso scorge vibrazione anche in ciò che lo circonda che in realtà è fermo. Il dinamismo dato alla materia, in questa intrepretazione personale dell’artista, è il fulcro dell’opera e l’anima della sua profonda intimità.

Il fascino della pittura introspettiva di Florio, si esprime ancora nella serie delle “Maschere”. Venezia patria di quest’arte tanto raffinata e affascinanate diffusasi nella prima metà del cinquecento dai cosidetti “Maschereri”che con le loro creazioni vennero annessi fino al Collegio dei pittori, è stata fonte di ispirazione di questo ciclo pittorico dell’artista. La maschera nel suo significato storico, veniva usata proprio come segno di libertà come segno di gioco e anche di trasgressione a regole sociali imposte; dietro le opere di Florio si nasconde un personaggio incognita, con lo sguardo fermo e misterioso, un personaggio non identificato ma che in realtà potrebbe essere una rappresentazione dell’ego dell’artista, che col volto coperto da una maschera e col corpo avvolto tra le pieghe di tessuti variopinti, esprime ribellione e canta la propria libertà esaltando il mistero della psiche umana.

Vi starò in faccia e pur non mi vedrete,

E mi vedrete se starò distante,

E all’occhio e al color conoscerete,

Che copre il vero mio sembiante,

E, se dell’arti mie vaghi voi siete,

Cangerò cento forme a voi distante,

E accostando i miei lumi agli occhi vostri,

Saprò cangiarmi ancor in selve e mostri.

 

Poesia inserita nell’unica immagine pervenuta sino a noi di una bottega di mascareri a Venezia: acquarello di Grevembroch nella seconda metà del XVIII.

 

Dott.ssa Cristina Giuntini

 

Per informazioni sulle opere Tel. 335 7144370

email: auto.florio@tin.it

Corrado Gai e il Surregailismo

Surregailismo,
un termine inedito e coniato dallo stesso artista proprio per evidenziare quanto la sua pittura sia autentica ed originale, quanto la sua cifra stilistica, il suo codice linguistico ed espressivo siano unici e singolari.
 
Un dipinto di Corrado Gai lo si riconosce tra mille per il suo colore, la sua materia, per le ferite e le lacerazioni, per il gesto deciso e personale, per quella particolare sintesi espositiva che riesce ad unire insieme, in una sola espressione, Surrealismo ed Espressionismo, Realismo sociale ed Esistenzialismo.
 
Il tutto senza forzature, ma in modo assolutamente libero ed istintivo, lontano da ogni condizionamento accademico o intellettuale, da ogni cerebralismo o artificiale impostazione.
 
Perchè Corrado Gai riesce sempre ad essere se stesso, a vincere le paure delle convenzioni, a porre sulla tela, con determinazione e coraggio, tutto ciò che sente e avverte come messaggio urgente e di comune utilità.
 
Con questo artista sembra davvero nascere una nuova pittura.
 
Nuova per la straordinaria capacità di collegare insieme avanguardie storiche e attuali problematiche, nuova nell’espressione stilistica dove gesto e materia vincono sulla tradizione proponendo un linguaggio vivo e moderno, contemporaneo nel “sentire” e nell’uso equilibrato dei materiali e ancora, nuova negli scopi e negli obiettivi, rivolti all’uomo di oggi, alla società dei nostri travagliati giorni sempre più preda del consumismo sfrenato e della globalizzazione selvaggia, senza punti di riferimento stabili, senza ancoraggi forti e valori veramente universali.
 
In questa realtà “in bilico” l’arte di Corrado Gai, nella sua crudezza e verità, si pone come denuncia e allo stesso tempo proposta di valori e verità alternative e l’artista livornese, benchè giovane, sembra veramente levarsi ad artefice e caposcuola di una diversa e più autentica espressione che, con sempre maggiore forza e convinzione, propone alle nuove generazioni un deciso cambiamento di rotta, quasi un ritorno alle origini e a quella semplicità di vita capace di credere ancora alle emozioni e ai sentimenti, all’uomo e alle sue potenzialità, alla bellezza della natura e alla leggerezza sconfinata della poesia.
 
” dal Libro Il Surregailismo di Corrado Gai Nuova espressione e nuovo linguaggio per l’uomo contemporaneo Vol. 1 “
 
 
 
 
 

Bruno Florio

Nato in Venezuela, si trasferisce a Livorno nel 1975 dove intraprende l’attività artistica ripercorrendo l’esperienza della tradizione macchiaiola.
Partecipa a manifestazioni culturali di rilievo e, successivamente, attraverso approfondimenti e sperimentazioni autodidattiche, supera la fase più figurativa per approdare ad uno stile astratto estremamente personale ed originale.
 
La strategia visiva di ascendenza mimetica che informa il moderno bassorilievo monocromo di segni interiori, cifrandosi nelle pieghe rapprese di sedimenti emotivi, nei corrugamenti rigidi di curve contratte, nel drappeggio scultoreo di traiettorie psichiche scandisce l’inserzione geometrica di cardini sferici che imprimono all’abito materico la direzione dinamica di un diagramma intimo, tracciato fitto dall’anima su cui si dispiega la tessitura larga di questa fastosa eccedenza espressiva ricondotta nell’orizzonte lucido della pura astrazione.
Maria Grazia Simotti
 
Per informazioni sulle opere tel.335 7144370.
                                                                                                               
 
 

Corrado Gai

” L’arte diviene tale nel momento in cui l’artista riesce ad esprimere nelle proprie opere i colori più intensi scoperti nel profondo dell’anima”   Corrado Gai
 
Corrado Gai nasce l’8 Marzo 1977 a Livorno, città nella quale vive ed opera.
Da sempre appassionato di disegno ha ben presto dimostrato di possedere buone doti fantastiche ed un tratto particolare. Supportato in un primo momento dagli insegnamenti ricevuti dallo zio, ha avuto i primi approcci con la pittura intorno al 2000 dedicandosi a studi e opere di tipo tradizionale. Divenuto successivamente autodidatta, spinto da grande passione e dal forte desiderio di esprimere attraverso le forme e soprattutto il colore i propri sentimenti e il proprio disappunto nei confronti di una società sempre più corrotta e priva di valori abbandona lo stile tradizionale per dedicarsi al ” surreale ” .
 
Questa tecnica gli permette di creare opere caratterizzate da un tratto sinuoso e deciso, che possiedono un forte impatto visivo e offrono a coloro che osservano vari spunti di riflessione sia per ciò che concerne le modalità di esecuzione che per ciò che riguarda l’aspetto concettuale.
 
Tali opere affrontando temi che riguardano aspetti molto profondi della vita coinvolgono tutti gli esseri umani e sono soggette proprio per questo motivo a trasmettere sensazioni che possono essere in contrasto tra loro e che risultano assolutamente soggettive nonostante l’artista esprima chiaramente il proprio punto di vista a riguardo.
 

FILOSOFIA

“La natura è sempre la stessa, ma nulla resta di ciò che appare. La nostra arte deve dare il brivido della durata, deve farcela gustare eterna.”(P.Cézanne)

Così come la pittura, la fotografia, ben lungi dall’essere una imposizione di atteggiamenti, deve ricreare un attimo preciso, una sensazione, dare il senso della spontaneità. Si tratta per me di scegliere la scena, di collocare i personaggi, e di farli poi muovere con naturalezza. A questo punto faccio in modo che la luce faccia risaltare il quadro, e cerco di fermare così il “particolare assoluto.”(R.Barthes)

My philosophy

“The nature is always the same one, but nothing stays of what it appears. Our art has to give the shiver of its duration, it has to make to taste it  eternal.” (P. Cézanne)

Has the painting, also the photograpy, afar from being an imposition of attitudes, has to recreate a precise instant, a feeling, to give a sense to the spontaneity. It’s important for me, to choose the scene, to put the characters and to make then them move with naturalness. To this point i do so that the light makes to jump the picture, and i try to stop so the “absolute detail.”(R.Barthes)